L'epoca greca delle pietre

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Con il passare dei secoli la pietra diventò un materiale da costruzione di largo utilizzo, giungendo presto ad un processo di regolarizzazione dei prodotti.

Il trilite, un elemento orizzontale poggiante su due montanti verticali definiti piedritti, costituisce il passaggio dalla pietra non lavorata ai blocchi squadrati. (Figura 1)

L’utilizzo in orizzontale, all’interno del sistema trilitico, portò con sé delle determinazioni strutturali che riguardavano, ad esempio, la distanza fra le colonne nelle grandi sale ipostile dell’antico Egitto.

Lo sviluppo della lavorazione del materiale lapideo è anche legato alla scoperta e all’utilizzo dei metalli. Il loro ingresso nella cultura architettonica facilitò l’esecuzione e la costruzione delle strutture murarie (ad esempio connettendo conci adiacenti mediante delle grappe metalliche) e migliorò anche le tecniche di lavorazione.

Nascono due principali funzioni conferite al materiale lapideo nel campo costruttivo: la prima si riferisce all’utilizzo della pietra come materiale avente funzione prevalentemente strutturale, la seconda conferisce alla pietra una funzione puramente ornamentale.

Quest’ultima funzione venne molto utilizzata nella cultura cretese-micenea, dove la pietra lavorata fu utilizzata come rivestimento di elementi costruttivi (basamenti, scale ecc.), mentre l’involucro murario degli edifici era costituito da blocchi di pietra regolarizzati. (Figura 2)

Fu in Grecia che, verso il V° secolo a.C., la lavorazione della pietra divenne altamente qualificata. Nelle architetture monumentali venne utilizzata con funzione strutturale in enormi blocchi parallelepipedi che venivano disposti orizzontalmente.

Venne sviluppato il cosiddetto sistema “anathyrosis” cioè la parte più interna era lascia rustica, senza quindi essere lavorata, mentre l’esterno veniva trattato con conci adiacenti per ridurre così la superficie di contatto fra i vari conci ad una striscia lavorata con accuratezza. Questo sistema prevedeva un utilizzo contemporaneo di metallo e pietra, poiché venivano posizionati tra i conci delle grappe metalliche. (Figura 3)

Le proporzioni, l’accuratezza della lavorazione e i vari accorgimenti durante la posa in opera, hanno consentito a queste opere di arrivare fino ai giorni nostri e di rappresentare un valido esempio di architettura duratura.

Fu in Grecia che presero forma, per la prima volta, le strutture superficiali di rivestimento completamente autoportanti.

Le lastre di marmo vengono lavorate mediante il processo di segagione e non come si era fatto fino ad allora mediante spaccatura. Esso successivamente è tagliato, posto in opera, regolarizzato e montato a giunti vivi e costituisce un elemento importante per un edificio: l’architrave su colonne.

Nell’architettura dei Greci gli elementi portati e portanti si differenziano e, nel complesso d’insieme, perdono l’apparenza di massa, assumendo un articolazione più complessa ed articolata.