Le pietre nel Novecento.

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La crescente industrializzazione del 19° secolo, nonché il trasporto su rotaia, consentì una maggiore diffusione sia del materiale lapideo che delle tecniche di lavorazione. Nel corso dell’Ottocento la prassi di innovazione riguardante l’applicazione e le tecniche di lavorazione e affinamento della pietra non hanno portato però a grandi scoperte a causa di un ecclettismo diffuso che vide un utilizzo ancora ampiamente classico del mezzo di costruzione.

Nuovi materiali, come il ferro, la ghisa il vetro ed il cemento armato, cominciavano ad essere largamente utilizzati nelle nuove costruzioni (prevalentemente a carattere industriale).

Auguste Perret fu un grande innovatore che seppe sfruttare al meglio le caratteristiche del nuovo materiale (cemento armato) per costruire una nuova tipologia di edifici che, grazie all’elasticità conferita dal ferro e la resistenza del calcestruzzo, si affacciavano sulla scena mondiale come vere e proprie innovazioni. Nel suo studio faranno esperienza una notevole quantità di architetti che costituiranno l’ossatura del Movimento Moderno tra cui Le Corbusier e Lubetkin

Gli esponenti dell’architettura moderna dei primi anni del Novecento sembrarono lanciare una sorta di “sfida” agli artisti eclettici del periodo precedente (19° secolo), assumendo il materiale antico quale simbolo di un nuovo linguaggio architettonico assoluto.

Vanno ricordati esempi importanti quali Otto Wagner, artista viennese, che utilizzò lastre di marmo fissate in maniera elegante come rivestimenti parietali, e che contribuì a sviluppare un linguaggio ornamentale della nuova forma architettonica. Ovviamente simile a questa concezione di ornamento fu il pensiero architettonico di un altro artista viennese quale Adolf Loos. (Figura 1)

Fu perfezionato, durante lo scorso secolo, anche il concetto del rivestimento murario, come si denota ad esempio nel Palazzo Stoclet di Josef Hoffmann a Bruxelles (1905), una residenza progettata per un facoltoso finanziere dove si conciliavano le caratteristiche di una abitazione di lusso con quelle di un museo. (Figura 2)

Hoffmann riuscì a creare un ambiente domestico dall‘aura estremamente sofisticata combinando e fondendo caratteristiche formali con quelle informali, elementi prestigiosi con elementi più umili.

La facciata è qui rivestita con materiale lapideo pregiato (marmo bianco di Norvegia) che crea, coniugato con le cornici in bronzo, un senso dinamico dell’intero complesso.

In Spagna l’utilizzo della pietra in architettura nel corso del 20° secolo venne sapientemente gestito da Antoni Gaudì, che con le sue opere introdusse e collaborò ad affermare un nuovo stile architettonico chiamato Art Nouveau.

Tale stile si basa su forme curve e sinuose che richiamano elementi naturali quali le forme delle chiome degli alberi o come, nel caso di Antoni Gaudì, di forme derivanti da ambienti marini profondi, che evocano sensazioni diverse, come se questi ambienti creati da lui fossero emersi nel corso dei secoli e si fossero collocati in maniera perfetta nell’ambiente circostante.

Uno sviluppo linguistico e contemporaneamente tecnico-costruttivo, del materiale lapideo, sembra essersi compiuto nel corso del 20° secolo in gran parte d’Europa.

Forse l’opera che incarna più di tutte questo fenomeno è il Padiglione di Barcellona di Mies Van der Rohe, progettato e realizzato per l’Esposizione Internazionale del 1929.

Il Padiglione, la cui funzione principale era quella di accogliere il Re e la Regina di Spagna da parte dell’ambasciatore tedesco, era formato da una serie di solette orizzontali che sembravano fluttuare nell’aria, sostenute in realtà da pilastri cruciformi cromati. (Figura 3)

Lo spazio interno ed esterno era continuamente collegato creando nel visitatore una serie di ambienti reali e percepiti.

I materiali lapidei utilizzati quali: travertino romano, Tinos greco e onice dorato; sono pregiati, in contrasto con le successive influenze di Mies van der Rohe che utilizzerà materiali più economici a causa della Depressione mondiale iniziata con il crollo della borsa di Wall Street del 1929.

I concetti espressi da Mies van der Rohe nel Padiglione di Barcellona del 1929, verranno ripresi, dall’artista stesso, durante la progettazione di Villa Tughendhat (nei pressi di Brno) in cui il soggiorno è diviso mediante partizioni di onice rosa e dorato. (Figura 4)

In America, nel corso del 20° secolo, la pietra venne utilizzata brillantemente da Frank Llyod Wright, la cui “Fallingwater” o più nota come Casa sulla Cascata, incarna lo stile personale di architettura organica dell’artista.

In questa residenza, progettata per il milionario Edgar J. Kaufmann, la pietra è trattata rusticamente come elemento preponderante del progetto. Essa crea un nucleo sulla fiancata della montagna dal quale dipartono una serie di solette in calcestruzzo in contrapposizione con il materiale lapideo. All’interno il camino, ricavato dalla pietra locale grezza, è uno degli elementi più importanti poiché racchiude in sé la concezione di “focolare” attorno a cui si dispongono gli altri ambienti, cara all’architetto. (Figura 5)