La pietra nell'architettura contemporanea

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Negli ultimi anni, all’interno del vasto mondo della lavorazione industriale del materiale lapideo, si stanno innovando nuove tecniche che consentono a questo materiale di rimanere uno dei più pregiati e dei più consumati all’interno del settore edile.

Questa trasformazione investe tutta la filiale della produzione: dall’estrazione dei blocchi in cava alla realizzazione delle lavorazioni finali sempre più raffinate.

La meccanizzazione e la computerizzazione delle fasi di taglio e messa in opera consente a questo materiale di essere all’avanguardia anche nell’uso complementare con nuovi materiali moderni, permette applicazioni murarie prima di allora mai utilizzate ed inoltre migliora notevolmente le caratteristiche statiche e di sicurezza.

Conoscendo le varie fasi di produzione di un determinato materiale, l’architetto può sperimentare nuovi campi di applicazione creando nuove tendenze e fantasticando su nuovi utilizzi, inoltre riesce a sfruttare al meglio tutte le potenzialità del materiale. Per tale motivo è indispensabile, soprattutto nel campo della pietra, conoscere la storia ed il suo utilizzo fin dagli albori della civiltà e trasporlo per le esigenze odierne.

Se si osserva l’opera di Giovanni Michelucci per la sede dei Monte dei Paschi di Siena a Colle Val d’Elsa (Figura 1), si denota tutto l’apprezzamento del materiale nel suo aspetto naturale, si afferma inoltre il tentativo, da parte dell’architetto, di forzare la logica architettonica agendo sulla battaglia tra materia e struttura, la prima dotata di forze prorompenti, la seconda dotata delle più paradossali deformazioni plastiche.

Anche nel progetto di Drocco, Gabetti e Isola per il Monastero delle Carmelitane a Quart (Aosta), il rivestimento e la copertura sono trattate attraverso una forte enfasi strutturale ed architettonica per conciliare la natura circostante composta da vette appuntite e orizzonti lontani, con l’essenza dell’edificio stesso. (Figura 2)

Nell’antichità le strutture murarie erano caratterizzate da imponenti e massicci blocchi di pietra che, con il passare dei secoli ed il perfezionamento delle tecniche di lavorazione e di posa, sono state progressivamente sostituite con sottili paramenti murari.

Una delle caratteristiche che ha elevato questo materiale ad uno dei più utilizzati nel campo edile ed ornamentale è senza ombra di dubbio la flessibilità e l’integrazione che questo ha con gli altri materiali. Un esempio brillante di questo connubio è rappresentato dalla composizione angolare di Taisei Corporation, per la Ryukakusan Building a Tokio che, oltre ad avere un rapporto armonico con il contesto, si caratterizza per il ben riuscito intento di amalgamare pietra e vetro nella parte alta della struttura. (Figura 3)

L’abbinamento di colori è rafforzato sia dal fatto che sono stati utilizzati materiali differenti, sia dal fatto che sono state decise diverse tipologie di posa. La prima tipologia è quella tradizionale per la posa delle lastre, dal primo al secondo piano, la seconda è la tecnica definita “precast” cioè le lastre di granito vengono posate su pannelli di calcestruzzo che sono vincolati all’ossatura portante d’acciaio.

Altro interessante esempio di costruzione valorizzata dall’uso combinato di pietra e laterizi è la Banca Toscana a Pistoia, di Toraldo di Francia. L’edificio si caratterizza per il trattamento bipartito del rivestimento. Il basamento è rivestito di laterizi alternati in maniera modulare con vuoti e pieni in concomitanza con il ritmo scandito dalle sistemazioni interne, il piano superiore, adibito ad uffici, è caratterizzato da un rivestimento in marmo bianco di Carrara che, mediante la messa in opera con il procedimento della facciata ventilata, consente anche il processo di ventilazione naturale. (Figura 4)

In campo architettonico risulta quindi fondamentale e preziosa la collaborazione tra i diversi elementi compositivi per creare edifici integrati che favoriscano la massimizzazione dei prodotti e di sfruttare al meglio quelle che sono le caratteristiche e le qualità dei diversi materiali.

il progettista, mediante l’utilizzo di differenti categorie di materiali, si avvale di una serie illimitata di pattern texturali che forniscono l’espressione del complesso edilizio. Nel trattamento superficiale del materiale lapideo come rivestimento, si è notato un cambiamento dagli anni trenta agli anni settanta del Novecento, favorito dallo sviluppo del sistema dei giunti che permette un trattamento omogeneo di “pura superficie corrente”.

In alcuni rari casi di architettura in pietra, come ad esempio la stazione ferroviaria di Firenze progettata da Michelucci o la Casa del Fascio di Terragni a Como (dove vi è una simmetria rigorosa sia in pianta che in alzato), il dettaglio del giunto di rivestimento costituito da marmo, pur subendo un processo di denudamento, continua ad esprimere una intensa forza espressiva. (Figura 5)

Al giorno d’oggi vi è un disegno dei prospetti più elaborati, che si compongono attraverso la corretta rilettura delle regole associative delle lastre ed una corretta verifica di nuovi sistemi di connessione ed ancoraggio.

Grazie all’evoluzione di questi sistemi, il mondo della pietra ha ripreso slancio e continua lo sviluppo e la realizzazione di facciate costituite da elevati gradi di libertà compositiva.

Un linguaggio eclettico, con antiche reminiscenze, si riscontra in alcuni progetti odierni che utilizzano il materiale lapideo per la composizione architettonica. Un esempio è il progetto della Banca ad Alzate Brianza di Adolfo Natalini. Qui la bicromia è utilizzata semplicemente per finalità pittoriche, esaltata ed ottenuta mediante l’utilizzo di serizzo grigio accoppiato con granito chiaro e lavorati con differenti trattamenti superficiali (opaco, lucido). La monumentalità ed il richiamo all’antico vengono enfatizzati dal disegno della tessitura e dall’esattezza geometria dell’impianto.

Il rivestimento sembra sospeso, poiché sono presenti delle fughe da 7 millimetri tra pietra e pietra che consente la realizzazione della facciata ventilata. (Figura 6)