Dall'epoca romana al rinascimento.

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In epoca romana l’utilizzo della pietra trova grande applicazione. Le tipologie di lavorazione si differenziano e vengono progressivamente migliorate.

I nuovi sistemi costruttivi portano la pietra ad essere utilizzata come paramento secondario o affiancata al laterizio. Le lastre di marmo, infatti, avevano la funzione di rivestimento per aumentare il senso di nobiltà della muratura e venivano fissati in forma di lastre, lamine o frammenti di vario tipo, al supporto murario.

Alcuni dei grandi monumenti romani, come la Basilica di Massenzio, applicano tale tipologia di lavorazione, infatti, non sono altro che spesse murature rivestite sapientemente con lastre sottili di marmo ammorsate con diverse malte o grappe. (Figura 1)

In epoca augustea nelle costruzioni si utilizzava il metodo isodomo. Esso consiste nel sottolineare i giunti mediante un lieve solco d’inquadramento in modo da far coincidere perfettamente i blocchi di paramento in travertino con le ombre ortogonali tracciate mediante la riga. Per consentire una distribuzione uniforme delle pressioni, la base o piano di posa era perfettamente lavorato e reso piatto, mentre il resto della facciata veniva lasciato a vista e poteva essere finemente lavorato oppure presentare un bugnato accentuato. (Figura 2)

Un altro attento accorgimento, sempre riguardante la statica dei blocchi di pietra e una adeguata distribuzione dei pesi, era il metodo di posizionamento dei blocchi che venivano posti sullo stesso lato d’appoggio avente in cava durante l’estrazione.

La prevalente funzione delle grappe risultava quella di prevenire delle pericolose aperture tra i giunti provocate da eventuali movimenti dell’apparecchiatura muraria nel suo complesso.

Con la caduta dell’impero romano, l’utilizzo nel campo delle applicazioni costruttive del materiale lapideo, subisce una brusca frenata e un lento declino.

I bizantini iniziarono ad utilizzare la pietra come elemento costruttivo, soprattutto il marmo per realizzare grandiosi mosaici e modanature, dei quali oggi vi sono numerose rimanenze in area veneta, dove ebbero una forte influenza grazie allo sviluppo commerciale di Venezia verso l’Oriente.

Una delle più grandi opere di ingegneria dell’epoca è il Mausoleo di Teodorico, con una calotta di copertura monolitica di undici metri di diametro e più di 1000 tonnellate di peso. Essa è formata da pietra d’Istria, per questo desta ancora meraviglia e stupore soprattutto per il metodo di trasporto e per i suoi metodi di montaggio. (Figura 3).

L’architettura in pietra proposta nel periodo tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’anno Mille, fu essenzialmente semplice. In questo periodo affiorarono le arti visive come innovativa fonte di comunicazione, che si differenziava in maniera sostanziale da quella dell’arte greca o romana.

È in questo periodo che nasce la pratica della secessione; cioè l’utilizzo dei monumenti antichi per ricavare materiale per altre costruzioni.

Attorno al X° e XI° secolo, con la fiorente architettura romanica, le strutture paleocristiane abbandonano la copertura lignea e forniscono nuovi utilizzi per la pietra, soprattutto in campo decorativo con usi cromaticamente ritmici sulle superfici murarie che sono ancora essenzialmente massicce.

Il marmo è lavorato attraverso il processo di levigatura che fornisce giunti appena percettibili e cromature molto variegate che creano giochi di colori molto suscettibili. Esempi pratici di questo atteggiamento innovativo nella lavorazione del materiale lapideo si ritrovano in opere quali la chiesa di San Miniato al Monte (con l’utilizzo policromo di marmo verde alternato a marmo bianco in facciata) o il Battistero di Firenze. (Figura 4)

Nella successiva architettura gotica si sottrae la sensazione di pesantezza nel rivestimento murario enfatizzandone la parte strutturale.

Nel periodo gotico, corrispondente al tardo 14° secolo, la pietra esprime il suo massimo valore ed è spinta al limite delle sue possibilità. Si applica il concetto, di chiara derivazione romana, secondo il quale la massa si deve concentrare laddove sono maggiori le spinte e i carichi strutturali mediante la formazione di nuovi elementi architettonici quali archi rampanti o volte nervate. (Figura 5)

Durante il Rinascimento si assiste all’utilizzo di materiali più economici e alla formazione di pareti più sottili e dinamiche. Ciò favorisce la lavorazione del materiale lapideo (soprattutto del marmo) in spessori sempre più ridotti. Si afferma in questo periodo l’evocazione del marmo utilizzato come paramento murario, che avrà il suo ulteriore perfezionamento nel periodo del Movimento Moderno.

Contemporaneamente nelle pavimentazioni sono impiegati marmi per svariati giochi di intarsi ed effetti cromatici, nascono i pavimenti seminati o alla veneziana che traggono ispirazione sia dalle pavimentazioni antiche, con pietre disposte in maniera irregolare, sia dai mosaici bizantini. (Figura 6)

Nel Cinquecento la pietra viene utilizzata da artisti del calibro di Bramante e Michelangelo a Roma e di Sansovino e Sammicheli nelle architetture della zona veneta.

Nel periodo barocco la pietra assume un forte significato espressivo, coniugando due delle più antiche arti, quella della scultura con quella dell’architettura.

Il Neoclassicismo (siamo attorno al ‘700) è un periodo dove, in campo architettonico e artistico si verifica un vero e proprio ritorno all’arte classica riprendendo forme e caratteristiche strutturali antiche.

Il marmo bianco delle opere antiche greche e romane torna a vivere in forma monumentale, per cercare di far rinascere lo splendore del periodo classico nelle arti visive.